“Intelligenza Artificiale” è probabilmente il nome sbagliato.
Anzi.
Il problema non è “Artificiale”.
È “Intelligenza”.
Continuiamo a parlare di intelligenza umana e di intelligenza delle macchine come se fossero due versioni della stessa cosa.
Non lo sono.
E forse non ha nemmeno senso confrontarle.
L’intelligenza umana nasce dall’esperienza, dal corpo, dalle emozioni, dalle relazioni, dai valori, dalla memoria e dalla consapevolezza del contesto.
Quella della macchina nasce da dati, calcolo, modelli matematici e dalla capacità di individuare correlazioni su scale che per noi sono semplicemente impossibili.
Noi viviamo il mondo.
La macchina lo elabora.
Noi dimentichiamo, interpretiamo, dubitiamo.
La macchina può elaborare milioni di informazioni e ricombinarle in pochi secondi.
Non è un essere umano più veloce.
È qualcosa di diverso.
Per questo, anche il termine “Super Intelligenza” mi convince solo a metà.
“Super” suggerisce una gara.
Come se prima o poi dovessimo scoprire chi è più intelligente: noi o lei.
Credo sia una domanda mal posta.
Io inizierei a chiamarla:
CONOSCENZA SINTETICA.
Perché è questo che oggi trovo più interessante.
Una capacità non umana di raccogliere, comprimere, correlare e ricombinare enormi quantità di conoscenza.
Sintetica, perché non nasce dall’esperienza vissuta.
Viene costruita.
Assemblata.
Calcolata.
E resa disponibile su richiesta.
Non è necessariamente più intelligente di noi.
Ma può sapere, correlare e manipolare informazioni su una scala che nessun essere umano potrà mai raggiungere.
Ed è qui che cambia tutto.
Perché il futuro non sarà una competizione tra l’intelligenza umana e quella artificiale.
Sarà l’incontro tra:
giudizio umano + conoscenza sintetica.
E il vero vantaggio competitivo non sarà avere accesso all’IA.
Quello diventerà normale (se non altro ai livelli che ci saranno permessi).
Sarà sapere:
quando fidarsi della conoscenza sintetica
e quando avere abbastanza intelligenza umana per contraddirla.
Forse abbiamo passato troppo tempo a chiederci:
Quanto diventerà intelligente l’IA?
La domanda migliore potrebbe essere:
Quanto dovremo diventare bravi noi a governare una conoscenza che cresce molto più velocemente della nostra capacità di comprenderla?
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