Chi ti guarda lavorare nn comprende quello che fai

L’altro giorno stavo spiegando la mia idea sulla differenza tra un commerciale farmer e uno hunter. A un certo punto mi è tornata in mente una delle lezioni professionali più importanti che abbia mai ricevuto. Me l’ha data Nino. Nino era il figlio di 5 anni del portiere e, ogni volta che mi incontrava, mi faceva sempre domande che sembravano…

L’altro giorno stavo spiegando la mia idea sulla differenza tra un commerciale farmer e uno hunter.

A un certo punto mi è tornata in mente una delle lezioni professionali più importanti che abbia mai ricevuto.

Me l’ha data Nino.

Nino era il figlio di 5 anni del portiere e, ogni volta che mi incontrava, mi faceva sempre domande che sembravano banali ma a cui non sapevo rispondere:

«Ma tu, che lavoro fai?»

Provavo a spiegarglielo.

Niente.

Qualche giorno dopo, la stessa domanda.

Finché un venerdì ebbi quella che mi sembrava un’idea geniale:

Se non riesco a spiegargli cosa faccio, glielo faccio vedere.

Lo portai con me in ufficio.

In quel periodo seguivo un ufficio tecnico-commerciale e passavo continuamente da una stanza all’altra: riunioni, persone, problemi, discussioni, decisioni.

Dopo quattro ore tornammo a casa.

Durante il tragitto gli chiesi, piuttosto soddisfatto:

«Allora Nino, adesso hai capito che lavoro faccio?»

«Sì.»

Non sembrava proprio convintissimo.

Ma io mi accontentai.

Arrivati a casa, sua madre gli fece la stessa domanda:

«Allora, hai capito cosa fa il signor Giuseppe?»

«Sì.»

Lei, fortunatamente, insistette:

«E allora spiegamelo. Che cosa fa?»

Nino ci pensò un attimo.

Poi diede la sua sentenza:

«Prova le sedie tutto il giorno.»

Aveva ragione.

Dal suo punto di vista, per quattro ore mi aveva visto entrare in un ufficio, sedermi, alzarmi, entrare in un altro ufficio, sedermi di nuovo.

Io pensavo di avergli mostrato il mio lavoro.

Gli avevo mostrato soltanto i miei movimenti.

Ed eccoci all’altro giorno.

Mentre parlavo di farmer e hunter, ho ripensato a Nino.

Perché continuiamo a chiedere di essere compresi, valorizzati e riconosciuti nel nostro lavoro.

Ma spesso chi ci guarda vede soltanto le nostre attività.

Non vede il problema che stiamo risolvendo.
Non vede il valore che creiamo.
Non vede perché ciò che facciamo dovrebbe essere importante.

Questo è forse il motivo principale per cui tutti noi dovremmo alfabetizzarci sull’uso dell’AI, anziché attendere che siano gli altri a farlo per noi.

La lezione di Nino è semplice:

se le persone non capiscono il valore del tuo lavoro, non puoi pretendere che lo riconoscano e figuriamoci se ci cuciono addosso degli agenti pensati e realizzati da altri.

E se non sei capace di spiegare cosa fai attraverso i risultati che produci, gli altri troveranno una spiegazione al posto tuo.

A volte sarà sbagliata.

A volte sarà impietosa.

E qualche volta penseranno semplicemente che…

provi sedie tutto il giorno.

Comments

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *